Il magg. Wilkinson, qui caduto l’8 marzo 1945 diede il nome alla Missione britannica che operò nelle nostre zone dall’agosto 1944 fino alla Liberazione. Tutti i partigiani delle nostre prealpi e della pedemontana la conoscevano come Missione Freccia. Oltre che dal maggiore era composta dal capit. Woods, che siccome di nome faceva Cristoforo, i partigiani subito lo chiamarono Colombo. Alla Missione si aggiunse poi anche il (  ) Orr – Ewing, con nome di battaglia Dardo.

La Missione fu paracadutata in Paù il 12- 13 agosto 1944 per prendere visione direttamente sul campo delle forze partigiane locali.

Già altre missioni alleate erano state paracadutate al Nord, tra queste fu celebre nelle nostre zone La Marini-Rocco Service. Questa però era composta da soli ufficiali italiani e aveva inizialmente il compito di proteggere e salvare ex prigionieri alleati e curare i vettovagliamenti partigiani mediante gli aviolanci. La Missione Freccia invece era composta da ufficiali britannici appartenenti ai servizi segreti e appositamente addestrati. Essi avevano anche il compito di valutare la quantità e la qualità dei combattenti partigiani e di incidere pure nell’organizzazione delle formazioni. Obiettivo primario era quello di creare un Comando partigiano unico ed efficiente tra il Garda e il Brenta, con il quale gli Alleati potessero comunicare in modo immediato ed efficace nell’ipotesi (che in agosto era ancora in piedi) che la spallata finale ai nazisti fosse imminente.

Sicuramente la Missione aveva pure il compito di valutare gli orientamenti politici di questi combattenti, ma Freccia e Colombo, a onor del vero, seppero restare nel complesso neutrali, valutarono soprattutto l’efficacia militare delle formazioni, senza discriminare.

Thiene, giovedì 11 maggio, funerale di Attilio Crestani.
Saluto di Mario Faggion, già presidente provinciale dell’ANPI di Vicenza, al termine della Messa nel santuario della Madonna dell’Olmo.
Per Attilio Crestani “Tilietto – Schiratto” – (1922 – 7.5.2017 – 95 anni)
• Siamo venuti numerosi, con le nostre bandiere (dell’ANPI, dell’AVL, dell’ANCR); tante perché Attilio è un uomo noto e stimato ed è stato decorato di Medaglia di Bronzo al V.M. per l’attività nella Resistenza e c’è il labaro dell’ANPI provinciale con le sue medaglie a salutare per l’ultima volta Crestani, “Tilietto” come nome di battaglia anche “Schirato” (scoiattolo) per la sua prontezza, velocità e intelligenza nelle azioni: Attilio è stato un “combattente per la libertà e la giustizia” del Gruppo del Chiavone” della Brigata Mazzini; siamo qui ad onorarlo e anche ad esprimere la nostra solidarietà e il nostro cordoglio alla moglie Mariola Micheletto (al suo fianco nel matrimonio da 66 anni, ma con oltre 72 anni di conoscenza, avendola incontrata per la prima volta nell’ottobre 1944 durante la Resistenza), alle figlie Loretta e Anna Susi, ai generi, agli amati nipoti e a tutti i suoi Cari.
• Di Attilio parlano alcuni libri della Resistenza a Thiene e nei centri della Pedemontana (Fara Vicentino, Salcedo, San Giorgio di Perlena, Lugo, Calvene); il prof. Liverio Carollo ha raccolto le sue memorie in un testo uscito nel 2012 “Dall’Isonzo al Chiavone”; i suoi uomini di riferimento e comandanti sono stati Rinaldo Arnaldi “Loris” Medaglia d’oro al V.M., caduto il 6.9.1944 e il dottor Luigi Zoso (dall’ottobre 1944 alla Liberazione).
• La sua storia di combattente è conosciuta; è giusto tuttavia sottolineare alcuni tratti della sua personalità, dei suoi ideali, della sua esperienza nella Guerra di Liberazione, nel lavoro, nella famiglia, nella società.
• Nato a Contrada Bielli di Conco nel 1922 in una famiglia povera, con poca terra fertile, ha condiviso subito con i suoi genitori, le sorelle e i fratelli le ristrettezze e i disagi; così ha sviluppato fin da piccolo il “senso della famiglia” e l’impegno di tutti i suoi componenti ad aiutarsi, a sostenersi, a superare insieme le difficoltà. E questo “legame solidale” lui l’ha rafforzato nella casa delle Roste, in fondo al Chiavone Bianco, tra Fara e Salcedo, dove la famiglia si è trasferita nel 1928.
• Attilio ha frequentato la scuola elementare a Salcedo fino alla quarta, poi ha seguito tre anni la scuola serale con il prof. Giovanni Gasparotto, che ha contribuito alla sua formazione nell’adolescenza.
• Per la famiglia, nel frattempo, Attilio è stato custode di capre, aiutante contadino da Matteo Pavan, segantino (falciatore di erba a contratto) in Altopiano, recuperante, raccoglitore di nocciole, venditore abusivo di tabacco in foglia e altro ancora; così, con il contributo di tutti i suoi, la famiglia ha potuto comperare la prima mucca, poi un po’ di terreno e infine due mucche. In questo modo si è formato alla vita.
• Nella sua formazione, egli afferma, hanno contribuito i genitori, il prof. Gasparotto antifascista, Matteo Pavan (datore di lavoro, uomo di grande equilibrio), Nino Rodighiero che gli parlava di Matteotti (ecco la sua adesione all’ideale socialista) e gli incontri in contrada Chiavone, i filò nella stalla dei “Boneto” (di Pietro dalla Vecchia).
• Attilio è cresciuto coltivando i valori della famiglia, della solidarietà, della libertà dall’oppressione, della giustizia.
• L’esperienza della guerra in Slovenia (dal gennaio 1942 all’8 settembre 1943) ha contribuito alla sua maturazione di uomo e l’ha guidato nella scelta di entrare subito (il primo incontro a Fara c’è stato l’11 settembre 1943) nella lotta per la liberazione dell’Italia dallo straniero e dalla dittatura fascista.
• La sua condotta nella lotta partigiana è stata esemplare e patriottica, il suo gruppo (come del resto tutti i gruppi della Pedemontana) ha sempre goduto del sostegno delle contrade e della famiglie, che hanno donato ai “combattenti per la libertà e la giustizia” rifugio, cibo, calore umano, protezione (dalla fame, dal freddo, dal sonno). Così Attilio con il suo gruppo ha portato avanti il suo impegno dal settembre 1943 ai giorni della Liberazione, 25 aprile 1945 e giorni successivi, che hanno visto i partigiani in azione a Lugo, a Thiene, a Breganze, Mason, Schiavon e altri centri della Pedemontana.
• E dopo la Liberazione, con la conquista finalmente della pace, della libertà, della partecipazione democratica e del diritto ad impegnarsi alla costruzione di una società più giusta per tutti, Attilio, ha dedicato il suo tempo alla famiglia, alla società. Si è trasferito a Lugo di Vicenza e ha sposato Mariola. Hanno avuto due figlie e una lunga vita insieme. E’ stato operaio presso la cartiera “Burgo”; poi ha fatto il commerciante nel settore tessile e ha aperto pure un negozio di tessuti a Gorizia.
• Non ha trascurato, tuttavia, gli ideali della sua giovinezza. E’ stato presidente dell’ANPI di Thiene per quindici anni (poi l’hanno eletto presidente onorario). Fino all’ultimo è stato componente del Comitato Provinciale ANPI di Vicenza; partecipe, rispettato e ascoltato.
• Presente a tutte le manifestazioni in onore e in memoria dei caduti partigiani e civili della Liberazione; presente nelle scuole per trasmettere ai giovani l’amore per la libertà, per la democrazia, per la storia, per lo studio, per il loro avvenire. Presente, con la cara Mariola, ai tanti eventi culturali e patriottici.
• Attilio ero solito dire: “Noi siamo ancora impegnati per la democrazia, la giustizia, la libertà”. E chiedeva il rispetto e l’applicazione della Costituzione “per ritrovare la strada giusta, per l’educazione delle nuove generazioni e soprattutto per il bene dell’Italia”.
• Attilio mancherà ai suoi Cari, ma anche a tutti noi come uomo, cittadino, amico e compagno. Ci lascia però un grande esempio e un grande insegnamento. Ora dovremo impegnarci di più, anche per lui. “Grazie Attilio, della preziosa eredità che ci lasci; la metteremo a frutto; grazie e addio, che per i credenti è arrivederci nella pace. Ciao “Tilietto”!
tilietto

Tutti gli anni ci ritroviamo a percorrere i sentieri dei nostri cimiteri per rendere omaggio ai Partigiani, che vi riposano. Sono Giovani che, rischiando carcere, persecuzioni, torture, consapevoli di mettere in gioco anche la loro stessa vita, hanno voluto fare una scelta chiara di contrapposizione alla dittatura e di riconquista della liberta’. Questi Ragazzi, che ancora oggi piangiamo e onoriamo, avevano dei sogni da proporre, degli ideali da realizzare: volevano un mondo finalmete pacificato, giusto, onesto, generoso, un mondo umanamente migliore. Tutti quelli di loro, sopravvissuti alla guerra, si sono impegnati a realizzare i loro sogni e i loro ideali di democrazia per tutti gli italiani, donandoci delle leggi più’ giuste e offrendoci una Costituzione, che fino dalla sua promulgazione e’ stata considerata la migliore del mondo. Nel tempo, anche la nostra Costituzione ha evidenziato la necessita di qualche piccolo aggiornamento. Ma, dietro lo slogan tanto ricorrente quanto pretestuoso e assurdo: “ce lo chiedono gli italiani”, ci viene presentato, per essere appovato fra qualche mese attraverso il Referendum confermativo, un testo che ne stravolge tutta l’intelaiatura democratica.Credo che nei prossimi mesi dovremmo pacificamente valutare come e quanto i Partigiani, che oggi siamo venuti a onorare e ringraziare per il loro sacrificio, si sentirebbero traditi da noi se noi domani esprimessimo un voto favorevole ad accogliere nel nostro ordinamento una legge fondamentale del nostro stato, irrispettosa dei loro sogni, dei loro ideali e della loro idea di liberta’ e di giustizia.

Thiene, 23.04.2016

Eligio Bonato

Dico la verità, mi sento alquanto emozionato. E’ la prima volta che parlo in questo luogo significativo, in questa piazza dedicata alla grande anima del Comandante Giacomo Chilesotti. 

Ma sono anche orgoglioso di potere pubblicamente onorare i partigiani. Quella della Resistenza infatti è storia non ancora archiviata. Su di essa non è caduta la polvere delle cose trascorse. La nostra società e i valori su cui è impostata è emanazione diretta della resistenza partigiana. Un cordone ombelicale, che ci dà respiro, ci lega ancora oggi alla Resistenza. 

Sono attualmente frequentatissime le celebrazioni partigiane nell’arco dell’anno. Fioriscono pubblicazioni, incontri, dibattiti, escursioni sui luoghi della lotta, anche con le scuole, con gli studenti. 

Fino a 15-20 anni fa non era così. Io nella mia carriera scolastica ho avuto insegnanti che ricordo con profondo affetto perché mi hanno dato tanto sotto il profilo culturale ed umano, ma non ho mai sentito parlare di Resistenza. Eppure ho fatto le elementari a 300 m dal cippo dove cadde Silva. Anche nei libri scolastici la storia si fermava alla Prima Guerra Mondiale, oltre non si andò mai ai miei tempi di studente.